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venerdì 15 maggio 2009

Per fortuna..


Per fortuna Agata è ancora piccola, altrimenti come potrei spiegarle in che cazzo di mondo vive??

Un mondo dove i nostri fratelli sfortunati, sono chiamati "clandestini", come se questo li qualificasse (o li squalificasse) umanamente parlando.. un mondo in cui si trasmettono informazioni parziali se non sbagliate così da manipolare la rappresentazione della realtà.. un mondo in cui il potere e la responsabilità non sono più inscindibili e così si stimolano emozioni forti e viscerali come la rabbia e la paura e le si veicolano verso un nemico immaginario.. magari il diverso, così, tanto per essere originali!!!
E così nessuno ci racconta in che condizioni vivono i nostri fratelli sfortunati chiusi nei CIE, alias CPT (http://www.meltingpot.org/cpt.html), nessuno ci dice che la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra e cioè non è possibile richiedere asilo politico, quindi i fratelli o restano nei lager libici (http://www.terrelibere.it/terrediconfine/3718-zlitan-misratah-e-sebha-i-lager-libici-dei-clandestini-) o vengono rispediti nel loro paese d'origine, esattamente quello da cui stanno fuggendo... Così come nessuno al telegiornale ci dice che la maggior parte delle violenze fisiche contro le donne è ad opera dei loro compagni, mentre per quanto riguarda gli stupri e i tentati stupri la differenza tra i partner e altri uomini è quasi nulla (tratto da rapporto ISTAT del 2006, fonte: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/testointegrale.pdf).
E che dire della sfrontatezza con cui si continuano a candidare indagati e condannati, o anche semplicemente persone dalla dubbia moralità, alle europee? Per non parlare del referendum che anzichè permetterci di tornare al vecchio sistema e di eliminare la "legge-porcata", ci fa correre il serio pericolo di contribuire ad un rafforzamento dell'autoritarismo attuale (http://www.articolo21.info/8404/notizia/il-tema-del-referendum-elettorale-ha-cambiato-di.html e http://temi.repubblica.it/micromega-online/).

E' di oggi il pezzo di Saramago su Micromega, che adattando una celebre frase di Cicerone, dice:
“Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?”... ma quel che mi ha fatto male è stato leggere questa frase: "E’ riuscito nell’impresa di dividere il popolo italiano in due parti: quelli cui piacerebbe essere come lui e quelli che già lo sono."

Ecco, per questo e per altro ancora, non posso e non voglio scrivere solo di cronache idilliache dell'essere mamma... perchè per me essere mamma è soprattutto questo: tenere vive la mia moralità e la mia coscienza civile, così che un giorno io sappia spiegare ad Agata e al figlio che arriverà in che cazzo di paese vivono, onestamente e senza mezzi termini
...

giovedì 7 maggio 2009

Vizi privati, pubbliche virtù



Un omaggio all'attualità e al mio primo amore, la filosofia...

pensando agli avvenimenti attuali e soprattutto al tessuto "culturale e valoriale" che sostiene e giustifica l'attuale andazzo (quello che se ne frega dei referendum popolari e delle discussioni in Parlamento, quello che se ne frega delle leggi e anzi le cambia a suo favore, quello che puntualmente riesce a farci scendere nella classifica della libertà di stampa...), mi è venuta in mente questa famosa frase di Bernard de Mandeville, tratto da LA FAVOLA DELLE API , in cui si racconta appunto di una società di api basata su un sacco di "vizi", come la disonestà, ecc., e proprio per questo prospera e ricca. "(...) Essendo cosí ogni ceto pieno di vizi, tuttavia la nazione di per sé godeva di una felice prosperità. era adulata in pace, temuta in guerra. Stimata presso gli stranieri, essa aveva in mano l’equilibrio di tutti gli altri alveari. Tutti i suoi membri a gara prodigavano le loro vite e i loro beni per la sua conservazione. Tale era lo stato fiorente di questo popolo. I vizi dei privati contribuivano alla felicità pubblica. Da quando la virtú, istruita dalle malizie politiche, aveva appreso i mille felici raggiri dell’astuzia, e da quando si era legata di amicizia col vizio, anche i piú scellerati facevano qualcosa per il bene comune. Le furberie dello stato conservavano la totalità, per quanto ogni cittadino se ne lamentasse. L’armonia in un concerto risulta da una combinazione di suoni che sono direttamente opposti. Cosí i membri di quella società, seguendo delle strade assolutamente contrarie, si aiutavano quasi loro malgrado. La temperanza e la sobrietà degli uni facilitava l’ubriachezza e la ghiottoneria degli altri. L’avarizia, questa funesta radice di tutti i mali, questo vizio snaturato e diabolico, era schiava del nobile difetto della prodigalità. Il lusso fastoso occupava milioni di poveri. La vanità, questa passione tanto destata, dava occupazione a un numero ancor maggiore. La stessa invidia e l’amor proprio, ministri dell’industria, facevano fiorire le arti e il commercio. Le stravaganze nel mangiare e nella diversità dei cibi, la sontuosità nel vestiario e nel mobilio, malgrado il loro ridicolo, costituivano la parte migliore del commercio. Sempre incostante, questo popolo cambiava le leggi come le mode. I regolamenti che erano stati saggiamente stabiliti venivano annullati e si sostituivano ad essi degli altri del tutto opposti. Tuttavia con l’alterare anche le loro antiche leggi e col correggerle, le api prevenivano degli errori che nessuna accortezza avrebbe potuto prevedere.
In tal modo, poiché il vizio produceva l’astuzia, e l’astuzia si prodigava nell’industria, si vide a poco a poco l’alveare abbondare di tutte le comodità della vita. I piaceri reali, le dolcezze della vita, la comodità e il riposo erano divenuti dei beni cosí comuni che i poveri stessi vivevano allora piú piacevolmente di quanto non vivessero prima. Non si sarebbe potuto aggiungere nulla al benessere di questa società.
Ma, ahimè, qual è mai la vanità della felicità dei poveri mortali! Non appena queste api avevano gustato le primizie del benessere, tosto mostrarono che è persino al di là del potere degli dèi il rendere perfetto il soggiorno terrestre. Il gruppo mormorante aveva spesso affermato di esser soddisfatto del governo e dei ministri; ma al piú piccolo dissesto cambiò idea. Come se fosse perduto senza scampo, maledí le politiche, gli eserciti e le flotte. Queste api riunirono le loro lagnanze, diffondendo ovunque queste parole: “siano maledette tutte le furberie che regnano presso di noi!”. Tuttavia ciascuna se le permetteva ancora; ma ciascuna aveva la crudeltà di non volerne concedere l’uso agli altri. (...)"

La favola prosegue con uno scenario tristissimo: tutte le api chiedono a gran voce di avere solo la probità!! ed ecco che, grazie all'intervento di Giove, l'onestà si impadronisce dei loro cuori... e da quel momento inizia un periodo buio, triste, privo di ricchezza, molti api muoiono di fame, perchè non hanno più lavoro, non hanno più fame di novità nè ambizione... solo onestà!
E la morale della favola è
"Abbandonate dunque le vostre lamentele, o mortali insensati! Invano cercate di accoppiare la grandezza di una nazione con la probità. Non vi sono che dei folli, che possono illudersi di gioire dei piaceri e delle comodità della terra, di esser famosi in guerra, di vivere bene a loro agio, e nello stesso tempo di essere virtuosi. Abbandonate queste vane chimere! Occorre che esistano la frode, il lusso e la vanità, se noi vogliamo fruirne i frutti. La fame è senza dubbio un terribile inconveniente. Ma come si potrebbe senza di essa fare la digestione, da cui dipendono la nostra nutrizione e la nostra crescita? Non dobbiamo forse il vino, questo liquore eccellente, a una pianta il cui legno è magro, brutto e tortuoso? Finché i suoi pampini sono lasciati abbandonati sulla pianta, si soffocano l’uno con l’altro, e diventano dei tralci inutili. Ma se invece i suoi rami sono tagliati, tosto essi, divenuti fecondi, fanno parte dei frutti piú eccellenti. È cosí che si scopre vantaggioso il vizio, quando la giustizia lo epura, eliminandone l’eccesso e la feccia. Anzi, il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtú da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa. Per far rivivere la felice età dell’oro, bisogna assolutamente, oltre all’onestà riprendere la ghianda che serviva di nutrimento ai nostri progenitori."

Forse qualcuno crede ciecamente in questa favola e ne professa la dogmatica religione...


sabato 2 maggio 2009

Libertà di informazione

Il 29/04 l'associazione dei giornalisti tedeschi Djv ha conferito a Marco Travaglio il premio per il giornalismo libero: premio che negli ultimi anni è stato dato a giornalisti russi e serbi.. il chè dice qualcosa, no?

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/2009/04/29/premio_travaglio.html


Ovviamente la cosa non ha avuto alcuna risonanza nei mezzi di informazione nazionali.

Significativamente il 1 maggio Freedom House ha presentato il rapporto sulla libertà di stampa a livello mondiale per il 2009: siamo passati a PARTLY FREE, con 32 punti e in 73 posizione a parità con il Tonga. Dopo di noi, tra l'Europa occidentale, solo la Turchia..

lunedì 27 aprile 2009

L'intolleranza dell'intolleranza..

Leggo su www.forumpalestina.org che il 4 maggio il nostro ministro degli esteri ha invitato il ministro degli esteri israeliano, notoriamente ultranazionalista. E' un attimo ripensare alla conferenza ONU sul razzismo... Non trovate che boicottare una conferenza mondiale sul razzismo, l'intolleranza e le discriminazioni sia "lievemente" discriminatorio ed intollerante???
Mi accorgo che non l'ho detto prima.. o meglio l'ho detto, ma non l'ho scritto, quindi lo faccio ora:

Io mi dissocio dalla decisione del governo di non andare a Ginevra e mi dissocio dalle motivazioni addotte.

Leggo dal Corriere della Sera del 21/04:

"ASSENZA ITALIANA - Il presidente Berlusconi intanto ha spiegato perché l'assenza italiana a Ginevra è stata giustificata: «Siamo stati preveggenti: è successo quello che immaginavamo potesse succedere». E il ministro degli Esteri Frattini: «Mi auguro che ci possa essere una seconda chance per l'Onu e si possa arrivare a una vera conferenza internazionale che parli di razzismo e islamofobia». Frattini si augura una nuova conferenza contro il razzismo «completamente sganciata» da Durban e Durban II. Per quanto riguarda la posizione della Francia, che spera ancora di arrivare a un documento finale condiviso, Frattini sottolinea che «l'Italia si rallegrerebbe se le conclusioni cancellassero quelle della conferenza precedente, dicessero che l'Olocausto è la più grande tragedia del ventesimo secolo e non parlasse di razzismo in riferimento a Israele. La speranza è l'ultima a morire»."

Non conosco le conclusioni della conferenza precedente, ma senz'altro so che l'Olocausto non è l'unica tragedia del ventesimo secolo e non sono sicura che sia la più grande, e soprattutto so che quando si considera inferiore un popolo per la sua "razza" o etnia, bè di solito lo si definisce "razzismo"...

Mi piace quindi riportare qui la lettera di uno scrittore comparsa qualche mese fa su Le Monde, tanto per vedere anche qualcosa di diverso sulle solite faccende.

Cancellate il nome di mio nonno a Yad Vashem
Scritto da Jean-Moïse Braitberg e pubblicato su LE MONDE del 28.01.09

Signor Presidente dello Stato d'Israele,

le scrivo affinché intervenga presso chi ne ha competenza affinché si tolga dal Memoriale di Yad Vashem, dedicato alla memoria delle vittime ebree del nazismo, il nome di mio nonno, Moshe Brajtberg, gasato a Treblinka nel 1943, come quelli degli altri membri della mia famiglia morti in deportazione in diversi campi nazisti durante la seconda guerra mondiale. Le chiedo di acconsentire alla mia richiesta, signor presidente, perché quel che è accaduto a Gaza, e più in generale, la sorte imposta al popolo arabo di Palestina da 60 anni, squalifica ai miei occhi Israele come centro della memoria del male fatto agli ebrei, e quindi a tutta l'umanità.

Veda, sin dall'infanzia ho vissuto nell'ambiente dei sopravvissuti dai campi della morte. Ho visto i numeri tatuati sulle braccia, ho sentito il racconto delle torture; ho conosciuto lutti impossibili e ho condiviso i loro incubi.

Bisognava, mi hanno insegnato, che questi crimini non accadano più; che mai più un uomo, per la sua appartenenza ad un'etnia o ad una religione disprezzi un altro, lo schernisca nei suoi diritti più elementari che sono una vita degna nella sicurezza, l'assenza di ostacoli e la luce, per quanto sia lontana, di un avvenire di serenità e prosperità.

Ora, signor presidente, io osservo che malgrado molteplici decine di risoluzioni adottate dalla comunità internazionale, malgrado l'evidenza lampante dell'ingiustizia inferta al popolo palestinese dal 1948, malgrado le speranze nate a Oslo e malgrado il riconoscimento del diritto degli ebrei israeliani a vivere in pace e sicurezza, più volte riaffermati dall'Autorità palestinese, le uniche risposte dei governi che si sono succeduti nel suo paese sono state la violenza, il sangue versato, la chiusura, i controlli incessanti, la colonizzazione, le spogliazioni.

Lei mi dirà, signor presidente, che è legittimo, per il suo paese, difendersi contro chi lancia razzi su Israele, o contro i kamikaze che portano via con loro numerose vite israeliane innocenti. A questo io le risponderò che il mio senso umanitario non varia a secondo della cittadinanza delle vittime.

Invece, signor presidente, lei dirige i destini di un paese che pretende, non solo di rappresentare tutti gli ebrei, ma anche la memoria di coloro che furono vittime del nazismo. E' questo che mi riguarda e mi è insopportabile. Conservando nel Memoriale di Yad Vashem, nel cuore dello Stato ebraico, il nome dei miei cari, il suo Stato tiene prigioniera la mia memoria familiare dietro il filo spinato del sionismo per renderlo ostaggio di una sedicente autorità morale che commette ogni giorno un abominio che è la negazione della giustizia.

Allora, la prego, tolga il nome di mio nonno dal santuario dedicato alla crudeltà fatta agli ebrei affinché non giustifichi più quella fatta ai Palestinesi.

Voglia gradire, signor presidente, l'assicurazione della mia rispettosa considerazione.

Jean-Moïse Braitberg

http://www.lemonde.fr/opinions/article/2009/01/28/effacez-le-nom-de-mon-grand-pere-a-yad-vashem_1147635_3232.html

giovedì 16 aprile 2009

Democrazia

Spero che Gianni De Mauro non si arrabbi se posto la sua intelligente vignetta..

mercoledì 15 aprile 2009

I magnifici tre

Stasera veramente un gran telegiornale, degno della democrazia evoluta in cui viviamo beati e beoti, con un grandioso tris di notizie :

1. non ci sarà nessun election day: cioè nella speranza che la gente non vada a votare e non si raggiunga il quorum, bruciamoci 'sti 400 milioni di euro, che tanto non sarebbero serviti ad altro (
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000993.html).

2. Vauro è stato sospeso. Ma non è censura. (http://www.vauro.net/)

3. Hanno confermato che il prossimo consiglio dei ministri si terrà a L'Aquila, giusto per non fare vergognose "passerelle mediatiche", e soprattutto per risparmiare denaro pubblico che non servirebbe ad altro e non si sa come spendere.

A questo punto se avessero anche annunciato la stupidaggine del 5 per 1000, avrei potuto intitolare il post "I magnifici quattro", citando un fumetto famoso e certo più serio di questo paese e del suo telegiornale.

domenica 5 aprile 2009

Costituzione italiana: Disposizione transitoria XII



"È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista."

La Costituzione

ARTICOLO 21

lunedì 2 marzo 2009

No al nucleare..



Mi sembrava di essermi già espressa... forse era il lontano 1987??? Forse i referendum popolari decadono e non lo sapevo.. alla faccia della "sovranità del popolo"!
Firmate qui, va...
http://www.perilbenecomune.org/index.php?mod=petition




mercoledì 11 febbraio 2009

M'illumino di meno 2009


Anche quest'anno aderisco!

sabato 7 febbraio 2009

Una questione di civiltà

Pubblico un video di una bellezza unica! Non è tanto la bellezza in senso strettamente estetico a colpire, quanto la bellezza a livello emotivo, è un turbinio di colori, di amore, di gioia, e di mille altre emozioni che mi ha commosso profondamente e mi ha fatto sentire il desiderio di fare qualcosa, di scuotere le coscienze... in fondo si tratta solo di amore.. di diritti.. di civiltà...
... e in questa serata di vergogna profonda per quanto accade alla povera famiglia Englaro su cui qualcuno sta giocando sporco, anzi sporchissimo, credo che un richiamo al senso di civiltà di ognuno sia proprio quello che ci vuole... non so per chi legge, ma certo per chi scrive...


"Fidelity": Don't Divorce... from Courage Campaign on Vimeo.

giovedì 22 gennaio 2009

Disinformazione o malainformazione?


Quando sento parlare di "guerra al terrorismo" mi viene l'orticaria... dietro a questa locuzione si nasconde un bieco espansionismo mosso da interessi prettamente economici.. ma si sa, molti hanno delegato la faticosissima attività del pensare e dello scegliere e così W i TG che producono malainformazione!!!
Per chi invece volesse farsi un'idea propria... ecco un link ad un sito che pubblica un articolo di Chossudovsky, che ho già avuto modo di apprezzare in passato: Megachip


giovedì 8 gennaio 2009

Il Guardian e Avi Shlaim

Leggo sul blog di Paola Caridi (http://invisiblearabs.blogspot.com/) la segnalazione di un interessante articolo comparso ieri sul Guardian a firma di Avi Shlaim, professore di relazioni internazionali all'Università di Oxford e uno dei massimi e stimati esperti dei rapporti tra Israele e mondo arabo, che fece il servizio militare in Israele, ma che i fatti attuali portano a conclusioni rigorose e pesanti.

Articolo del Guardian

Lo riporto a mia memoria e a mio uso...

"
The only way to make sense of Israel's senseless war in Gaza is through understanding the historical context. Establishing the state of Israel in May 1948 involved a monumental injustice to the Palestinians. British officials bitterly resented American partisanship on behalf of the infant state. On 2 June 1948, Sir John Troutbeck wrote to the foreign secretary, Ernest Bevin, that the Americans were responsible for the creation of a gangster state headed by "an utterly unscrupulous set of leaders". I used to think that this judgment was too harsh but Israel's vicious assault on the people of Gaza, and the Bush administration's complicity in this assault, have reopened the question.

I write as someone who served loyally in the Israeli army in the mid-1960s and who has never questioned the legitimacy of the state of Israel within its pre-1967 borders. What I utterly reject is the Zionist colonial project beyond the Green Line. The Israeli occupation of the West Bank and the Gaza Strip in the aftermath of the June 1967 war had very little to do with security and everything to do with territorial expansionism. The aim was to establish Greater Israel through permanent political, economic and military control over the Palestinian territories. And the result has been one of the most prolonged and brutal military occupations of modern times.

Four decades of Israeli control did incalculable damage to the economy of the Gaza Strip. With a large population of 1948 refugees crammed into a tiny strip of land, with no infrastructure or natural resources, Gaza's prospects were never bright. Gaza, however, is not simply a case of economic under-development but a uniquely cruel case of deliberate de-development. To use the Biblical phrase, Israel turned the people of Gaza into the hewers of wood and the drawers of water, into a source of cheap labour and a captive market for Israeli goods. The development of local industry was actively impeded so as to make it impossible for the Palestinians to end their subordination to Israel and to establish the economic underpinnings essential for real political independence.

Gaza is a classic case of colonial exploitation in the post-colonial era. Jewish settlements in occupied territories are immoral, illegal and an insurmountable obstacle to peace. They are at once the instrument of exploitation and the symbol of the hated occupation. In Gaza, the Jewish settlers numbered only 8,000 in 2005 compared with 1.4 million local residents. Yet the settlers controlled 25% of the territory, 40% of the arable land and the lion's share of the scarce water resources. Cheek by jowl with these foreign intruders, the majority of the local population lived in abject poverty and unimaginable misery. Eighty per cent of them still subsist on less than $2 a day. The living conditions in the strip remain an affront to civilised values, a powerful precipitant to resistance and a fertile breeding ground for political extremism.

In August 2005 a Likud government headed by Ariel Sharon staged a unilateral Israeli pullout from Gaza, withdrawing all 8,000 settlers and destroying the houses and farms they had left behind. Hamas, the Islamic resistance movement, conducted an effective campaign to drive the Israelis out of Gaza. The withdrawal was a humiliation for the Israeli Defence Forces. To the world, Sharon presented the withdrawal from Gaza as a contribution to peace based on a two-state solution. But in the year after, another 12,000 Israelis settled on the West Bank, further reducing the scope for an independent Palestinian state. Land-grabbing and peace-making are simply incompatible. Israel had a choice and it chose land over peace.

The real purpose behind the move was to redraw unilaterally the borders of Greater Israel by incorporating the main settlement blocs on the West Bank to the state of Israel. Withdrawal from Gaza was thus not a prelude to a peace deal with the Palestinian Authority but a prelude to further Zionist expansion on the West Bank. It was a unilateral Israeli move undertaken in what was seen, mistakenly in my view, as an Israeli national interest. Anchored in a fundamental rejection of the Palestinian national identity, the withdrawal from Gaza was part of a long-term effort to deny the Palestinian people any independent political existence on their land.

Israel's settlers were withdrawn but Israeli soldiers continued to control all access to the Gaza Strip by land, sea and air. Gaza was converted overnight into an open-air prison. From this point on, the Israeli air force enjoyed unrestricted freedom to drop bombs, to make sonic booms by flying low and breaking the sound barrier, and to terrorise the hapless inhabitants of this prison.

Israel likes to portray itself as an island of democracy in a sea of authoritarianism. Yet Israel has never in its entire history done anything to promote democracy on the Arab side and has done a great deal to undermine it. Israel has a long history of secret collaboration with reactionary Arab regimes to suppress Palestinian nationalism. Despite all the handicaps, the Palestinian people succeeded in building the only genuine democracy in the Arab world with the possible exception of Lebanon. In January 2006, free and fair elections for the Legislative Council of the Palestinian Authority brought to power a Hamas-led government. Israel, however, refused to recognise the democratically elected government, claiming that Hamas is purely and simply a terrorist organisation.

America and the EU shamelessly joined Israel in ostracising and demonising the Hamas government and in trying to bring it down by withholding tax revenues and foreign aid. A surreal situation thus developed with a significant part of the international community imposing economic sanctions not against the occupier but against the occupied, not against the oppressor but against the oppressed.

As so often in the tragic history of Palestine, the victims were blamed for their own misfortunes. Israel's propaganda machine persistently purveyed the notion that the Palestinians are terrorists, that they reject coexistence with the Jewish state, that their nationalism is little more than antisemitism, that Hamas is just a bunch of religious fanatics and that Islam is incompatible with democracy. But the simple truth is that the Palestinian people are a normal people with normal aspirations. They are no better but they are no worse than any other national group. What they aspire to, above all, is a piece of land to call their own on which to live in freedom and dignity.

Like other radical movements, Hamas began to moderate its political programme following its rise to power. From the ideological rejectionism of its charter, it began to move towards pragmatic accommodation of a two-state solution. In March 2007, Hamas and Fatah formed a national unity government that was ready to negotiate a long-term ceasefire with Israel. Israel, however, refused to negotiate with a government that included Hamas.

It continued to play the old game of divide and rule between rival Palestinian factions. In the late 1980s, Israel had supported the nascent Hamas in order to weaken Fatah, the secular nationalist movement led by Yasser Arafat. Now Israel began to encourage the corrupt and pliant Fatah leaders to overthrow their religious political rivals and recapture power. Aggressive American neoconservatives participated in the sinister plot to instigate a Palestinian civil war. Their meddling was a major factor in the collapse of the national unity government and in driving Hamas to seize power in Gaza in June 2007 to pre-empt a Fatah coup.

The war unleashed by Israel on Gaza on 27 December was the culmination of a series of clashes and confrontations with the Hamas government. In a broader sense, however, it is a war between Israel and the Palestinian people, because the people had elected the party to power. The declared aim of the war is to weaken Hamas and to intensify the pressure until its leaders agree to a new ceasefire on Israel's terms. The undeclared aim is to ensure that the Palestinians in Gaza are seen by the world simply as a humanitarian problem and thus to derail their struggle for independence and statehood.

The timing of the war was determined by political expediency. A general election is scheduled for 10 February and, in the lead-up to the election, all the main contenders are looking for an opportunity to prove their toughness. The army top brass had been champing at the bit to deliver a crushing blow to Hamas in order to remove the stain left on their reputation by the failure of the war against Hezbollah in Lebanon in July 2006. Israel's cynical leaders could also count on apathy and impotence of the pro-western Arab regimes and on blind support from President Bush in the twilight of his term in the White House. Bush readily obliged by putting all the blame for the crisis on Hamas, vetoing proposals at the UN Security Council for an immediate ceasefire and issuing Israel with a free pass to mount a ground invasion of Gaza.

As always, mighty Israel claims to be the victim of Palestinian aggression but the sheer asymmetry of power between the two sides leaves little room for doubt as to who is the real victim. This is indeed a conflict between David and Goliath but the Biblical image has been inverted - a small and defenceless Palestinian David faces a heavily armed, merciless and overbearing Israeli Goliath. The resort to brute military force is accompanied, as always, by the shrill rhetoric of victimhood and a farrago of self-pity overlaid with self-righteousness. In Hebrew this is known as the syndrome of bokhim ve-yorim, "crying and shooting".

To be sure, Hamas is not an entirely innocent party in this conflict. Denied the fruit of its electoral victory and confronted with an unscrupulous adversary, it has resorted to the weapon of the weak - terror. Militants from Hamas and Islamic Jihad kept launching Qassam rocket attacks against Israeli settlements near the border with Gaza until Egypt brokered a six-month ceasefire last June. The damage caused by these primitive rockets is minimal but the psychological impact is immense, prompting the public to demand protection from its government. Under the circumstances, Israel had the right to act in self-defence but its response to the pinpricks of rocket attacks was totally disproportionate. The figures speak for themselves. In the three years after the withdrawal from Gaza, 11 Israelis were killed by rocket fire. On the other hand, in 2005-7 alone, the IDF killed 1,290 Palestinians in Gaza, including 222 children.

Whatever the numbers, killing civilians is wrong. This rule applies to Israel as much as it does to Hamas, but Israel's entire record is one of unbridled and unremitting brutality towards the inhabitants of Gaza. Israel also maintained the blockade of Gaza after the ceasefire came into force which, in the view of the Hamas leaders, amounted to a violation of the agreement. During the ceasefire, Israel prevented any exports from leaving the strip in clear violation of a 2005 accord, leading to a sharp drop in employment opportunities. Officially, 49.1% of the population is unemployed. At the same time, Israel restricted drastically the number of trucks carrying food, fuel, cooking-gas canisters, spare parts for water and sanitation plants, and medical supplies to Gaza. It is difficult to see how starving and freezing the civilians of Gaza could protect the people on the Israeli side of the border. But even if it did, it would still be immoral, a form of collective punishment that is strictly forbidden by international humanitarian law.

The brutality of Israel's soldiers is fully matched by the mendacity of its spokesmen. Eight months before launching the current war on Gaza, Israel established a National Information Directorate. The core messages of this directorate to the media are that Hamas broke the ceasefire agreements; that Israel's objective is the defence of its population; and that Israel's forces are taking the utmost care not to hurt innocent civilians. Israel's spin doctors have been remarkably successful in getting this message across. But, in essence, their propaganda is a pack of lies.

A wide gap separates the reality of Israel's actions from the rhetoric of its spokesmen. It was not Hamas but the IDF that broke the ceasefire. It di d so by a raid into Gaza on 4 November that killed six Hamas men. Israel's objective is not just the defence of its population but the eventual overthrow of the Hamas government in Gaza by turning the people against their rulers. And far from taking care to spare civilians, Israel is guilty of indiscriminate bombing and of a three-year-old blockade that has brought the inhabitants of Gaza, now 1.5 million, to the brink of a humanitarian catastrophe.

The Biblical injunction of an eye for an eye is savage enough. But Israel's insane offensive against Gaza seems to follow the logic of an eye for an eyelash. After eight days of bombing, with a death toll of more than 400 Palestinians and four Israelis, the gung-ho cabinet ordered a land invasion of Gaza the consequences of which are incalculable.

No amount of military escalation can buy Israel immunity from rocket attacks from the military wing of Hamas. Despite all the death and destruction that Israel has inflicted on them, they kept up their resistance and they kept firing their rockets. This is a movement that glorifies victimhood and martyrdom. There is simply no military solution to the conflict between the two communities. The problem with Israel's concept of security is that it denies even the most elementary security to the other community. The only way for Israel to achieve security is not through shooting but through talks with Hamas, which has repeatedly declared its readiness to negotiate a long-term ceasefire with the Jewish state within its pre-1967 borders for 20, 30, or even 50 years. Israel has rejected this offer for the same reason it spurned the Arab League peace plan of 2002, which is still on the table: it involves concessions and compromises.

This brief review of Israel's record over the past four decades makes it difficult to resist the conclusion that it has become a rogue state with "an utterly unscrupulous set of leaders". A rogue state habitually violates international law, possesses weapons of mass destruction and practises terrorism - the use of violence against civilians for political purposes. Israel fulfils all of these three criteria; the cap fits and it must wear it. Israel's real aim is not peaceful coexistence with its Palestinian neighbours but military domination. It keeps compounding the mistakes of the past with new and more disastrous ones. Politicians, like everyone else, are of course free to repeat the lies and mistakes of the past. But it is not mandatory to do so."

mercoledì 7 gennaio 2009

Il massacro impunito



Per avere qualche informazione, che arrivi al nostro cervello, alla nostra coscienza...

http://www.infopal.it


mercoledì 3 dicembre 2008

La salute è uguale per tutti

Vi invito ad andare a firmare un appello sull'ennesimo emendamento assurdo della Lega, che richiede di abolire la gratuità della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al SSN e privi di risorse economiche, e propone inoltre l'obbligo per le autorità sanitarie di segnalarli all'autorità competente.

Vi lascio il link: http://appelli.arcoiris.tv/salute


domenica 30 novembre 2008

Social card: quanto ci costa???




La Social Card.. non faccio commenti sul fatto che bisogna andare a ritirarla alle Poste, luogo pubblico dove il dignitoso anonimato è un optional, nè commento che valga la bellezza di 40,00€ al mese per persone con reddito pari o inferiore a 6.000,00 € annui, che se uno è pensionato è già vergognoso, ma se uno è un nucleo con un bimbo inferiore ai 3 anni di età vorrei sapere come fa se non ruba!, nè commenterò il fatto che questi fortunati potranno utilizzare la card per pagare le bollette della luce e del gas, oltre che per acquistare e/o ricevere sconti nei negozi convenzionati, così, tanto per autodenunciare la propria miseria in qualche altro luogo, nè infine commenterò che grazie a questo importante contributo, gli italiani sì, potranno non cambiare il proprio stile di vita, perchè si sa che la sinistra fa del pessimismo, mentre ci vuole ottimismo per rilanciare i consumi!! Non denaro contante, ma ottimismo... infatti oggi ho fatto il pieno di diesel e poi al benzinaio ho dato tanto bell'ottimismo, mica 100,00 €!! E domani vado a fare la spesa con una manciata di ottimismo.. No, non commenterò tutto questo.

Voglio solo fare un piccolo ed insignificante commento o riflessione: ma i soldi costati per inventare, progettare, produrre e distribuire la Social Card (senza parlare di quelli che serviranno per smaltirla), non potevano andare direttamente, insieme ai risolutivi 40,00 € al mese, nelle tasche delle persone meno fortunate? insomma MA QUANTO CI COSTA???

mercoledì 24 settembre 2008

I corrieri


Sarò io che sono sfigata, mah.. mi sto chiedendo da tempo a cosa servano i corrieri, visto che sicuramente non servono a consegnare la merce entro i tempi celeri che promettono. Ennesima esperienza negativa: ordino i pannoli lavabili in Italia, in UK, in USA.
Italia: paccocelere3... perfetto!!, penso io, che finora la posta non ha mai cannato le consegne! Naaa.. poste si appoggia a SDA, così ecco il risultato: sabato all'ora di pranzo mi contatta una persona che abita nell'omonima via del mio indirizzo, con un n° civico in più e soprattutto nel comune limitrofo al mio! per fortuna ha trovato il mio tel online, perchè il corriere gli ha mollato il mio pacco, pensando fosse dei suoi vicini! e per fortuna abitiamo vicini e così ho recuperato il pacco!
USA: parlano di tempi biblici... invece ieri arriva il postino e mi consegna il pacco, esattamente dopo una sola settimana dall'invio!!
UK: parlano di 3-5 giorni e su internet molte eco-mamme ne decantano la velocità! Mi insospettisco.. giovedì mattina scorso ho ricevuto una telefonata da parte di un corriere, con cui ho concordato la consegna di un pacco o il giorno stesso o quello successivo entro le 14, perchè dopo sono al corso pre-parto! Poi l'avventura di sabato mi fa sovrapporre le due cose finchè stanotte mi torna in mente che quello ha parlato di "internazionale". Così stamattina scrivo al rivenditore che gentilissimo mi invia i dati della spedizione, nonchè il nome del corriere (già, il tipo giovedì se ne era dimenticato!) che è GLS. Telefono e una signorina scazzata mi dice che il pacco è bloccato in giacenza perchè hanno tentato di consegnare sia giovedì che venerdì alle 15!!! Oh ma siamo scemi o cosa? L'orario pattuito era completamente diverso, e inoltre io avevo lasciato il cellulare, ma nessuno mi ha telefonato per chiedere! Speriamo di risolvere, dopo 4-5 mail in UK, telefonate al numero verde di Piacenza e telefonate alla sede di Genova. VERGOGNA! Sono pagati solo per fare questo e non lo fanno! Non è la prima volta che un pacco risulta in giacenza, dopo addirittura diversi tentativi, mentre in realtà non sono mai stata contattata da nessuno! Eh sì, perchè dopo non so quanti giorni di giacenza, i signori sono soliti addebitarti delle spese.. sarà mica per quello!!! Ma perchè non possiamo usare il servizio postale??

Ah, senza contare che sinora nessun corriere si è degnato di venire fino a casa, per il pedonale di 600 metri, ma ho sempre dovuto andare loro incontro.. Ma stavolta si attaccano!! Sono al 9° mese e che ca@@o!

mercoledì 17 settembre 2008

Oscurità mondiale


Ricevo, aderisco e diffondo:


Oscurità mondiale: il 17 settembre 2008 dalle 21.50 alle 22.00.

Proponiamo di spegnere tutte le luci e gli apparecchi elettronici affinché il nostro pianeta possa 'respirare'.
Se ci sarà una risposta collettiva l'energia risparmiata sarà moltissima. Solo dieci minuti e vedremo cosa succede. Stiamo 10 minuti nell'oscurità, prendiamo una candela e semplicemente fermiamoci a guardarla mentre il nostro pianeta respira. Ricordate che l'unione fa la forza e internet ha molta influenza, può essere qualcosa di veramente grande.

Potete linkare il blog o copiare il testo e inviare mail ai vostri amici...

lunedì 15 settembre 2008

Biodizionario

Forse la maternità fa crescere la coscienza e la responsabilità ecologica... infatti sono qui a indicare un link interessante al BIODIZIONARIO, cioè ad una GUIDA AL CONSUMO CONSAPEVOLE DEI COSMETICI, che ci dice se le circa 5000 sostanze catalogate (sulle 6200 esistenti) e presenti nella cosmesi sono nocive, accettabili oppure vanno bene. Questo ovviamente mi interessa soprattutto per la salute della mia piccola, ma perchè non dare un'occhiata anche ai "veleni" che usiamo per noi??
ecco il link:
http://www.biodizionario.it

venerdì 12 settembre 2008

Pannolini lavabili



Ecco, dopo più di due mesi di ricerche e studi (tanto che potrei farci una tesi di laurea!! ;o)) sono arrivata alla conclusione, non la migliore, ma quella che a me pare la più rispondente alle mie esigenze. Alla fine quindi ho optato per:
- Swaddlebees AIO: cotone a contatto con la pelle, alta vestibilità, comodità (chiusure laterali). Purtroppo sul sito inglese hanno appena ritoccato i prezzi... ecco il link: http://www.babykind.co.uk/swaddlebeesaio.htm
- Bumkins AIO: alta vestibilità, ottimi anche per la notte, peccato la taglia Small sembri davvero small (fino a 5,5 kg), altrimenti avrei preso solo questi.. ora speriamo riforniscano il negozio online, perchè fino ad oggi hanno solo Large ed Extralarge. ecco il link: http://www.doubibou.com/shop/index.php/cloth-diapers/all-in-ones
- Bumgenius Pocket One-Size: taglia unica, poco vestibile per i primi tempi (salvo metterli in casa), con doppio inserto in microfibra, pare molto assorbente, utilizzabili finchè la piccola non smetterà i pannoli, acquistati sempre da Doubibou (se mi riducono le spese di spedizione!).
Purtroppo saprò se ho fatto scelte sensate e utili solo quando ci sarà la mia pesciolina a provarli e spisciazzarci dentro! Infine ho pensato di tenere, in caso di crisi isterica, una confezione di pannolini usa-e-getta WIP, biodegradabili all'80%.
So che a molti sembra una scelta assurda... c'è già tanto da fare... ma alla fine si tratta solo di fare una lavatrice e di stendere qualcosina in più... il guadagno però mi pare incomparabile rispetto al "costo" fatica: si producono meno rifiuti (un pannolino U&G si deteriora in 500 anni e un bimbo del nord del mondo ha un impatto ambientale pari a 50 bambini africani messi insieme!!!), si utilizzano meno risorse (e quindi sono più sostenibili), si spende di meno (almeno 1/3, se non 1/4, senza contare che si possono riutilizzare per altri figli), si garantisce un maggior benessere al bambino (si riducono drasticamente le irritazioni cutanee, gli arrossamenti, ecc.), lo si incentiva a spannolinarsi precocemente (perchè a nessuno piace stare nell'umido... ma se sono sempre asciuttissimi, perchè dovrebbero smettere??). Insomma mi pare che ci siano davvero ottimi motivi... o almeno per noi è così.. partiamo con grande motivazione e voglia di farcela!


lascio anche un paio di link con qualche informazione:
http://www.disinformazione.it/pannolini.htm
http://www.bilancidigiustizia.it/index.php?name=Sections&req=viewarticle&artid=24&allpages=1&theme=Printer
e qui si trova pure (oltre ad altre interessanti notizie ecologiche) un utilissimo manuale all'utilizzo dei pannolini: tradizionali, usa&getta, ecosostenibili, lavabili, con altrettanto utile guida alla scelta del pannolo che fa per noi!
http://biodetersivi.altervista.org/